SerialTeller
L'appuntamento di Stories. per il piccolo schermo.
Moltissimi chilometri di oceano separano l'Islanda da qualsiasi altro baluardo di civiltà. Tra ghiacci e neve, la remota isoletta scandinava ha saputo coltivare secolari tradizioni e imperscrutabili misteri. Difficile credere che, all'alba del 2015, nessuno avesse pensato di addentrarsi, attraverso la dimensione del piccolo schermo, in un'inesauribile sorgente di idee e racconti come questa. Proprio in quell'anno, però, Baltasar Kormakur, apprezzato regista sulla scena internazionale dal 2000, ha ideato una gelida serie crime dal titolo originale impronunciabile, giunta fino a noi come Trapped, titolo ben più affascinante e immediato.

Dopo il macabro ritrovamento di un cadavere privo di testa e arti, la cittadina di Siglufiordud si trasforma in una trappola in grado di raggelare il sangue dei suoi pochi abitanti. Le terribili condizioni meteorologiche e le indagini della polizia, infatti, isolano completamente la comunità dall'esterno: il responsabile di un così crudele assassinio si nasconde nelle ordinate abitazioni del villaggio, tra i più alti rappresentanti della società e tra coloro a bordo del traghetto che quotidianamente collega il paese al resto del mondo. Le indagini del solitario e malinconico Andri porteranno presto alla luce interessi, segreti e falsità che da anni si intrecciano con il tessuto sociale che lega tutti i personaggi. In un labirinto di sospetti e depistaggi, il detective dovrà scoprire l'identità dell'assassino, riportando un equilibrio, seppur precario, sulle scogliere del fiordo più inquietante di sempre.
Tra gli impareggiabili panorami islandesi, basta ben poco per riuscire a ricreare le atmosfere suggestive al punto giusto. Aggiungete al tutto una fotografia tenebrosa, gelida con sfumature bluastre che colorano i volti dei personaggi di una costante e insostenibile tristezza. Se da una parte, infatti, buona parte di questo comunque valido prodotto di stampo crime ricalca le orme già lasciate nella neve da molte altre storie, dall'altra la vera peculiarità di questa prima stagione - la serie è già stata rinnovata - è riuscire a muovere sulla scena personaggi perfettamente speculari all'ambiente che abitano: sono venati da un'antica malinconia, un'incapacità di relazionarsi sinceramente con gli altri e soprattutto sono estremamente fragile, sempre sull'orlo del baratro, con le loro profonde ferite del passato nell'animo.
In ogni episodio le indagini scavano più a fondo nelle psicologie dei personaggi andando a scoprire dettagli e indizi che ne rivelano la vera natura a lungo nascosta. Il ritmo è per questo piuttosto lento con il suo continuo indugiare con precisione ed estrema attenzione sui particolari. Fortunatamente le avvolgenti e incalzanti composizioni del compianto Johann Johannsson sostengono la narrazione, incorniciando una serie di buona qualità ma senza autentici slanci di genialità.
Voto prima stagione: 6
Ero abbastanza interessato alla visione di questa serie, purtroppo non so se ne avrò il tempo. Se poi tu dici che non è particolarmente imperdibile mi sa che passo.
RispondiEliminaE' molto, molto lenta. Sa appassionare a piccole dosi ma darei precedenza ad altre serie di questo genere :D
EliminaMi sembra molto simile a Fortitude, in confronto però all'ottima prima che alla mediocre seconda, e quindi per adesso passo, poi chissà ;)
RispondiEliminaSai che non sapevo dell'esistenza di "Fortitude"? Ne ho letto la trama e sì, è molto simile come spunto narrativo… chissà, potrebbe riuscire a darmi quello che questo Trapped ha promesso ma non sempre mantenuto ;)
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