Titolo: Mine
Un film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Clint Dyer, Geoff Bell
Genere: thriller, drammatico
Durata: 106 min
Anno: 2016
Voto: 3/5
Nel mezzo di un'operazione bellica in pieno territorio nemico e desertico, i due soldati scelti Mike (Armie Hammer) e Tommy (Tom Cullen) sono costretti alla fuga verso il confine sicuro della loro base di riferimento. La missione è fallita e ora la loro priorità è riuscire a salvare la propria vita. I due, però, inavvertitamente si imbattono in un pericoloso campo minato. Senza riferimenti e scorte, l'istinto di sopravvivenza e la determinazione costituiscono le uniche possibili speranze per tornare a casa sani e salvi. Un passo in più, sbagliato, potrebbe essere l'ultimo.

Il polveroso deserto diventa il palcoscenico dell'opera prima della coppia di registi e sceneggiatori Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, meglio noti con il nome Fabio & Fabio. Per il loro esordio dietro la cinepresa hanno scelto una storia tesa che, nelle difficoltà e nelle paure, esplora la figura di un soldato al fronte a colpi di flashback e situazioni. Per il difficile ruolo del protagonista, delicato e necessariamente magnetico, un Armie Hammer che, con questa sua partecipazione in Mine, ha dato inizio a una serie di ottime interpretazioni che gli hanno dato una meritata notorietà nell'ultimo periodo. Un progetto di questo tipo, interamente basato su un protagonista "imprigionato", costretto fermo dopo aver calpestato una mina, parzialmente tricolore suscita subito interesse ma si concretizza in qualcosa di originale?
I più attenti ricorderanno una certa produzione francese intitolata Piégé dalla storia molto, molto simile a quella sopra descritta. Se non lo ricordate, non preoccupatevi: era assolutamente dimenticabile e fastidioso nel suo sprecare un curioso spunto di partenza. Mine, fortunatamente, non cade del tranello. Le sequenze di apertura non vengono gestite al meglio ma lo sviluppo della storia e il parallelo approfondimento psicologico di Mike vengono affrontati in modo interessante, sfruttando al meglio l'ambientazione: la sabbia e i pericoli del deserto diventano simboli della fragilità di un uomo, le sue convinzioni e, soprattutto, i suoi rimorsi e rancori che riemergono gradualmente rafforzando la metafora dell'uomo immobilizzata da quel passo. Queste rievocazioni centellinate e ben posizionate all'interno della narrazione costruiscono la giusta tensione drammatica per un survival movie che, con un buon ritmo, intrattiene e in parte stupisce nonostante alcune sue ingenuità legate soprattutto ad alcune figure secondarie troppo abbozzate.

A me piacque tanto quando lo vidi due mesi, anche perché come hai sottolineato tu, il film sfrutta bene le potenzialità di un soggetto non originale ma certamente d'impatto ;)
RispondiEliminaEsatto, per me molto molto meglio dell'originale! I due registi hanno saputo gestire al meglio il misto di paure, tensione e ricordi del protagonista :D
EliminaQuesto mi ha sempre incuriosito e prima o poi lo recupererò!
RispondiEliminaE' sicuramente un titolo insolito e valido per il panorama italiano: non ne rimarrai deluso :)
EliminaNon ho mai visto questo film, ma sembra molto interessante!
RispondiEliminaHo amato Land of Mine, che usa sempre il pretesto delle "mine" per narrare una bella storia :D
Land of Mine ancora mi manca ma sì, le mine negli ultimi anni hanno suggerito storie piuttosto interessanti unendo un'ottima componente drammatica ad atmosfere tipiche dei film di guerra :D
EliminaNon male...mi piacciono i film con una sola ambientazione e pochissimi personaggi (Buried, 127 ore, Locke...)
RispondiEliminaAnche a me, soprattutto quelli che riescono bene, aspetto non certo scontato in questi casi: basta poco per rovinare l'"incantesimo"! Qui il duo alla regia e il protagonista ottengono un buon risultato :)
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