martedì 14 novembre 2017

SerialTeller #74 - Uno strappo alla regola(?) [Snatch st.1]

SerialTeller
L'appuntamento di Stories. dedicato al piccolo schermo.

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Negli ultimi mesi si assiste ad un incessante proliferare di serie tv ispirate a film di successo, piccoli grandi cult del passato recente. E' il caso di Westworld, successo di HBO basato su Il mondo dei robot di Crichton, ma anche del meno conosciuto 12 Monkey, ispirato a L'esercito delle 12 scimmie di Gilliam. Cosa unisce questi prodotti? Il genere ma anche trame complesse, ricche di spunti, capaci di svilupparsi in differenti direzioni. Difficile pensare a qualcosa di simile in altri casi. Per questo la scelta di rielaborare Snatch, il lavoro più rappresentativo della filmografia di Guy Ritchie, poteva essere considerata discutibile. Una scommessa che poteva trasformarsi in un disastro completo. Come è andata a finire?

SnatchDieci puntate scoppiettanti e divertenti, tra rapine organizzate da sbadati aspiranti gangster e in/scontri generazionali. Al centro della storia, al posto di Del Toro, Pitt e Statham, c'è un gruppo di scapestrati ventenni con la voglia di sfondare nel mondo della criminalità che trova il suo terreno fertile nei bassifondi di una Londra estremamente dinamica. Albert Hill (Luke Pasqualino) è il capo dell'imbranata banda ma è anche il figlio di Vic, rinchiuso in prigione per una rocambolesca evasione compiuta quindici anni prima. I piani per la prima grande rapina organizzata dal giovane Hill ai danni del rivale Sonny (un eccentrico Ed Westwick), però, hanno un esito inaspettato: l'oro rubato nell'operazione è in realtà quello per cui il padre è finito dietro le sbarre. Questi scintillanti lingotti, però, nel corso degli anni, hanno lasciato dietro di loro una terribile scia di sangue, una vera e propria maledizione che non fa nessuna eccezione.

Sembrava tutto pronto per poter finalmente accusare la più recente operazione in voga nell'universo delle serie tv. Tuttavia dopo le prime puntate, tra cui un pilot non esattamente esaltante, appare chiaro che lo show non cerca un confronto con l'omonimo film, non vuole mettersi in competizione con l'originale ed è proprio questa la vera pecca (oltre alle troppe puntate) di una serie che, con il suo montaggio veloce ed il suo mix di violenza e ironia, è puro intrattenimento. La serie britannica, prodotta dal servizio on demand Crackle, manca di ambizione: non si pone obiettivi di grande livello e si accontenta dei punti di forza del materiale di base avvalendosi di un paio di interpretazioni più che degne di nota. Tra queste ultime sicuramente un Rupert Grint - scusate il gioco di parole - grintoso nei panni di un esuberante e un po' dandy rampollo di una famiglia nobile in disgrazia. Ottimo anche Marc Warren nei panni dell'avido e folle Bob Fink, il principale villain di questa stagione. Perché sì, ci sarà un seguito dove, forse, la posta in gioco sarà più alta e, di conseguenza, i veri duri inizieranno a giocare.

Una scena della serie

Voto prima stagione: 6 e mezzo

Fede Stories.

2 commenti:

  1. Io mi sono fermato al non esattamente esaltante pilot e non ho avuto voglia di proseguire...

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    1. Ti capisco: con le mille serie interessanti che continuano ad uscire, meglio dare la precedenza ad altro :)

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