giovedì 9 novembre 2017

SerialTeller #73 - Storie ancor più strane [Stranger Things 2]

SerialTeller
L'appuntamento di Stories. dedicato al piccolo schermo.

SerialTeller


Avanti, diciamo la verità: quanti tra noi erano pronti a vedere con occhio critico questa seconda stagione, cercando ogni minimo difetto, ogni piccolo e insignificante dettaglio che potesse darci la possibilità di dire "era meglio la prima stagione". Siamo un po' quelli dell'eterno "era meglio quando si stava peggio", "eh ma senza la novità dove vuoi andare"... La novità? Questo termine - una vera bomba a orologeria in questo caso - andrebbe trattato con molta cautela quando si parla della geniale creatura dei Duffer Brothers che ha fatto riflettere non poco sul trinomio originalità - omaggio - storytelling. Insomma, come si può accusare un seguito di non portare novità quando il predecessore rievocava i tanti amati/odiati anni Ottanta? Insomma, questa scusa non è ammissibile quando si parla di Stranger Things 2, prodotto che era atteso con grandi speranze e domande ma anche con qualche riserva.

Stranger Things 2Non lo nascondo. Al termine del binge-watching estivo del 2016 ho desiderato con tutto il cuore che potesse esserci una seconda stagione capace di dare un lieto fine e chiudere il cerchio di tutti gli intrighi di Hawkins. Con il passare del tempo, però, ho iniziato a pensare che forse quel finale aperto, enigmatico e criptico avrebbe dato alla serie e ai suoi quesiti il privilegio di entrare nell'olimpo delle serie tv. Il numero 2 a fianco al nome avrebbe potuto fare danni, seri danni. Quella semplice cifra, nel corso dei decenni sul grande schermo e non solo, ha avuto il potere di porre fine a promettenti saghe oppure l'onore di santificare leggendari franchise. Mutando la seconda stagione in quello che amichevolmente è chiamato "il 2" si è alzata la posta in gioco: Netflix e i Duffer hanno scommesso su una serie in senso cinematografico, non più solamente televisivo. Si affondano, così, ancor più le radici nei nostalgici anni Ottanta, nella musica, nei giochi, nei film, nella cultura pop a tutto tondo, in quei prodotti che, ancora adesso, qualcuno guarda con distacco per la loro vocazione di puro e semplice intrattenimento che, tuttavia, nasconde quel quid capace di segnare profondamente il cinema ma  anche l'immaginario comune di quei tempi e di adesso. Un quid che è un sentimento, un calore difficile da catturare e ancor più da rielaborare.

Stranger Things 2 è un omaggio ai sequel ma anche a chi arriva sempre secondo, il primo perdente, il loser per eccellenza. E' un'ode a chi nelle perenni difficoltà - in famiglia, con gli amici, con i primi amori - trova quella scintilla di coraggio per affrontare creature un po' alla Aliens come i demo-dogs trasformandosi in un improbabile Indiana Jones nel Sottosopra. I toni, non a caso si fanno più cupi, con fotografie più scure, nemici più pericolosi e situazioni che ricordano l'esorcista. Parallelamente c'è la genuinità dei primi sentimenti, la gioia delle piccole conquiste e la bellezza della pura e semplice amicizia che, ad ogni discussione, è ancor più stretta. C'è il coraggio del vivere l'adolescenza lasciandosi alle spalle la magia dell'infanzia - un po' come il recente It. Emblematica la scena del giorno di Halloween in cui solo i ragazzi protagonisti arrivano a scuola con i loro costumi da Ghostbusters: un semplice riferimento cult o una sensazione?

Will Byers

Stranger Things 2 è un omaggio alla creatività sconfinata e alla magia del raccontare una semplice storia. Ogni personaggio, così, si arricchisce di dettagli e, attraverso l'interazione e la formazione di "coppie" inaspettate, si assiste a veri e propri sviluppi. La figura di Eleven cresce, affronta il suo passato - approfondito nel settimo episodio (per me il neo di questa stagione) - e trova una rinata determinazione nel confronto/scontro con il burbero Hopper. Iconico, però, è il duo Dustin&Steve composto dai personaggi più a rischio stereotipo: entrambi trovano una nuova dimensione. Insomma, ho iniziato a shippare Nancy e Steve, altroché Jonathan! Il merito di tutto questo è di sceneggiatori, registi e soprattutto di giovanissimi attori completamente a loro agio nei panni dei ragazzi più "sottosopra" di sempre. Da non dimenticare, infine, i trucchi degli effetti speciali che rendono il tutto  ancor più pauroso in perfetto stile Halloween!

Voto seconda stagione: 8 e mezzo

Fede Stories.

10 commenti:

  1. Sono stata una delle poche, allora, a fregarsene di fare confronti e a godermi la stagione per la meraviglia che è stata :)
    L'ho amata (e odiata, maledizione ai personaggi adorabili e stupidi T__T) dalla prima all'ultima puntata, anche durante la "parentesi X-Men" di Eleven, che spero venga ripresa nella terza stagione. Sento puzza di Fenice Nera... e spero di sbagliarmi per il bene di tutti gli abitanti di Hawkins!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, potrebbe essere devastante questa svolta che ipotizzi, decisamente in stile X-Men! Nel frattempo cerco di allontanarmi il più possibile da Hawkins ;)

      Elimina
  2. Hai fatto bene a scrivere di questa serie tv misconosciuta e di cui nessuno ha parlato :D A parte gli scherzi, prima o poi dovrò recuperarla anch'io!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahah! Il bello di Stranger Things (2) è che tutti ne parlano, tutti (o quasi) ne subiscono il fascino e, di conseguenza, si trova sempre qualche nuova scusa o dettaglio di cui (stra)parlare ;)
      Onore ai Duffer e a Netflix che hanno saputo creare un prodotto capace di incuriosire facendo parlare di sé a lungo!

      Elimina
  3. Sono dubbioso se recuperarla adesso o aspettare l'anno nuovo, ma forse dopo questa tua recensione e le tantissime altre perlopiù positive non vedo l'ora di vederla entro questo mese ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, io ho optato per il binge-watching compulsivo all'uscita: un bene o un male? ;D

      Elimina
  4. Nooo il binge watching noooo! :D

    Comunque mi volevo soffermare sul concetto di sequel: secondo me è sempre negativo fare confronti, dicendo "eh la prima stagione è meglio della seconda, ma la terza ecc".

    Alla fine ogni stagione ha le sue caratteristiche, i personaggi evolvono, cambiano le situazioni.

    Chiaro che bisognerebbe evitare la classica parabola discendente: prima o poi la serie raggiunge il suo picco e quando inizia la discesa, bisogna terminare la serie, evitando che crolli :D.

    Mi sembra di capire che ST abbia molto materiale anche per una terza stagione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo anche se purtroppo molto spesso cado nel tranello ahah :)
      Insomma, una serie, indipendentemente dal suo successo, deve comprendere il suo potenziale fino in fondo, prendersi il giusto numero di stagioni per 'raccontarlo' al meglio e riconoscere il momento giusto per il gran finale! ;)
      Un saluto,
      Fede.

      Elimina
  5. "Stranger Things 2 è un omaggio ai sequel ma anche a chi arriva sempre secondo".
    Splendide parole per una stagione splendida (quasi) quanto la prima.
    A me è piaciuto persino il settimo episodio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Marco!
      Eh sì, siamo rimasti un po' tutti incantati davanti (anche) a questa stagione. Quel settimo episodio, per me molto distante dagli altri, non mi ha entusiasmato ma comprendo che pone le basi per quanto accadrà più avanti. Quindi sì, è giustificato! :D

      Elimina