lunedì 9 ottobre 2017

SerialTeller #69 - OfMargaretAtwood [The Handmaid's Tale st.1]

SerialTeller

L'appuntamento di Stories. dedicato al piccolo schermo.

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Cosa succede quando su una serie, un film o un libro si accumulano grandi aspettative? Beh, nel 99% dei casi queste situazioni sono accompagnate da delusioni di dimensioni bibliche. Massicce campagne pubblicitarie, slogan sospetti, pareri fin troppo entusiasti e, ultimo fattore ma non meno importante, valanghe di premi di ogni genere: sì, ho storto il naso diverse volte e, con aria sorniona, mi sono crogiolata per qualche mese nella mia indifferenza o presunta tale. No, The Handmaid's Tale non sarebbe mai riuscito a conquistare uno spazio sul mio account di TvShowTime. 

The Handmaid's Tale
Genere: drammatico, fantascienza
Lingua originale: inglese
Stagione: 1
La vera ragione di questo pregiudizio/sospetto mascherato malamente da indifferenza è, in realtà, da ricercare nel tanto trendy girl power, sempre più chiamato in causa fuori luogo al punto da diventare a sua volta un'etichetta "scomoda". Dopo tante dure critiche a Hollywood, l'industria del cinema ha sfornato un paio di titoli, diciamo blockbuster, che vantano determinate protagoniste: ma basta questo? In certi casi, invece, si sceglie un'immagine. Il completo indossato dalle ancelle nella serie ispirata all'omonimo romanzo è diventato un simbolo di marce e proteste prima ancora di approfondire e comprendere il significato più profondo della storia narrata. La mia impressione, quindi, è che il prodotto sia stato affrontato sull'onda di un eccessivo e travolgente entusiasmo di più e variegate parti che, magari anche sottilmente, sono state fortemente influenzate nel giudizio. Attenzione: si tratta semplicemente di considerazioni personalissime su alcune (non tutte!) reazioni osservate qua e là sul web e non solo. Ecco, per questo ho atteso così tanto prima di recuperare le dieci puntate di questo show targato Hulu.

Dopo la visione, però, si può certamente dire che sì, servono molti più prodotti come questo. Non parlo semplicemente del messaggio che Il racconto dell'ancella porta con sé. Si potrebbe, infatti, pensare che il messaggio ha superato il contenuto, una strutturata e spaventosa deriva distopica della società attuale in cui un'élite ha reso schiavo le poche donne fertili rimaste. Il vero successo e valore di questa serie hulu, però, va ricercato nell'attenzione rivolta ai singoli personaggi, mai trascurati, mai trattati superficialmente. Ogni identità all'interno di questo show è ben riconoscibile e si arricchisce di sfaccettature puntata dopo puntata; è un microcosmo di emozioni, sentimenti e idee pronto ad esplodere non una semplice figurina da esibire come simbolo con uno slogan. Il grosso rischio di questa trasposizione per il piccolo schermo era di appiattire il tutto, dimenticandosi di piccoli ma cruciali dettagli all'interno della narrazione. Fortunatamente questo non è accaduto e The Handmaid's Tale ha saputo mettere in scena una fantascienza neanche troppo distante della realtà rielaborando con maestria tematiche complesse non solo legate al ruolo della donna nella società ma anche alla libertà in ogni sua coniugazione.

Elisabeth Moss

Con salti temporali e differenti ma necessari cambi di prospettiva, la narrazione si snoda su dieci episodi ben riconoscibili che ripercorrono le svolte legate ad ogni personaggio. La luce e la fotografia assumono un ruolo importante: colori e sfumature accendono sensazioni claustrofobiche, nauseabonde e angoscianti  rimarcando la condizione di sottomissione e mettendosi in contrasto con le tonalità bluastre, minacciose ma con ancora spiragli di speranza, della vita passata e quelle più naturali delle situazioni meno tese al di fuori della società misogina di Gilead.

In conclusione voglio soffermarmi sulla carta vincente dell'intera storia: Elisabeth Moss che nel ruolo protagonista di Difred è riuscita a concretizzare la sua ottava nomination agli Emmy. Energica e tormentata, l'ex Peggy Olson di Mad Men ha saputo portare in scena un personaggio a tutto tondo animato da una ribellione interiore che si fa strada. La sua vicenda, tra violenza e rinate speranze, si intreccia con quella delle altre ancelle tra cui spiccano Alexis Bledel e Madeleine Brewer, ottime nel raccontare un mondo in cui ogni certezza viene stravolta e in cui le distinzioni tra giusto e sbagliato, vittima e oppressore sono sempre più confuse. Perfetta, in quest'ultimo caso, Yvonne Strahovski nei panni della moglie del comandante (un convincente Joseph Fiennes): in ruolo difficile che poteva essere un'arma a doppio taglio, l'attrice australiana è riuscita a mantenere ambiguità di fondo, mostrando il dramma dietro le quinte di un sistema da lei sostenuto. 

Voto prima stagione: 9

Fede Stories.

2 commenti:

  1. Non solo un contenuto e un messaggio decisamente importanti, ma anche un'ottima messa in scena.
    Forma e sostanza per una volta coincidono, e non è una cosa che capita spesso.

    D'accordo anche sul resto, tranne su Joseph Fiennes che continuo a non sopportare e che per me non potrà mai essere convincente. :)

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    1. Povero Joseph! Anche se ancora non gli perdono Shakespeare in Love! ;)

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