Titolo: Blade Runner 2049
Un film di Denis Villeneuve con Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista
Genere: noir, fantascienza, thriller
Durata: 163 min
Anno: 2017
Voto: 3,5/5
Los Angeles. Sono passati trent'anni dalla fuga del cacciatore di androidi Rick Deckard (Harrison Ford) ma la società nel 2049 non sembra essere cambiata molto. I modelli obsoleti di replicanti continuano ad essere 'ritirati' da personaggi come K (Ryan Gosling) e faticano ad integrarsi con il resto della popolazione. Il silenzioso ma efficiente agente K è un androide di ultima generazione che, in una delle sue missioni di routine, porta alla luce un segreto che può cambiare le sorti della storia dando origine ad una guerra senza precedenti che coinvolge ogni classe sociale andando ad infrangere le certezze su cui si basa l'intera collettività.

Inizia ottobre e si entra nel vivo della stagione cinematografica. All'alba del nuovo mese è approdato nelle sale italiane il titolo più imprevedibile e rischioso dell'anno: Blade Runner 2049. Il regista canadese Denis Villeneuve - con l'approvazione alla produzione del buon Ridley Scott - riporta in vita le atmosfere e i temi resi immortali da Blade Runner nel 1982 liberamente ispirato al libro "Il cacciatore di androidi" di Philip K. Dick. Operazione rischiosissima, ad alto tasso di critica: toccare un cult, in particolare del genere fantascientifico, nel peggiore dei casi avrebbe potuto significare una sonora battuta d'arresto per la carriera del regista. I pericoli in salsa franchise - appiattimento, ripetizione e chi più ne ha più ne metta - erano proprio dietro l'angolo. D'altro canto il prodotto sembrava essere finito in buone mani con la regia di Villeneuve che, negli ultimi anni, ha sfornato ottimi titoli come Arrival e Sicario. Come è andata a finire?
Difficile. Difficile parlare lucidamente di questo film. Una nuova avventura nella Los Angeles dei replicanti comporta un ritorno in un mondo in cui i tratti distintivi della fantascienza si mescolano con interrogativi filosofici attraverso una coinvolgente trama a tinte noir/poliziesche. Ogni componente richiede la giusta attenzione, ogni dettaglio deve trovarsi in perfetto equilibrio con gli altri. Il complesso tema dell'identità, chiave di lettura della pellicola del 1982, è ancora presente ma assume nuove sfumature. Si è o si diventa? Si può essere più umani degli umani? Emozioni e ricordi hanno un ruolo cardine nella questione che trova la sua incarnazione in K che, sotto alcuni aspetti, potrebbe ricordare proprio un moderno Pinocchio alla scoperta di se stesso.
Parallelamente, però, si sviluppa una non proprio inedita riflessione sul rapporto creatore e creazione, già intravista in altri universi scottiani ed approfondita in particolare con Prometheus. Evoluzione e crescita degli androidi si intrecciano con maternità e nuova vita attraverso sviluppi nella narrazione che, tuttavia, non riesce a sfruttare appieno il suo potenziale: i personaggi cruciali in quest'ottica, in particolare Jared Leto nei panni dell'inventore Wallace, appaiono infatti poco incisivi.

Il mondo del 2049 è più che mai sovraffollato e inquinato ma riesce comunque a sorprendere e a lasciare a bocca aperta. Roger Deakins con un sapiente contrasto tra colori caldi e freddi crea un'atmosfera avvolgente, pericolosa e contemporaneamente magnetica. Al comparto scenografia, Dennis Gassner incanta con location sospese nel tempo che uniscono aspetti futuristici a particolari classici ed essenziali. Tra minacciosi grattacieli animati da freddi ologrammi si muovono personaggi variopinti e curiosi alcuni dei quali, nonostante i pochi minuti sullo schermo, lasciano il segno come la blackmirroriana Mackenzie Davis e inaspettatamente anche il granitico Dave Bautista. Ryan Gosling, con fermezza, è convincente nei panni del protagonista e non sfigura nel confronto con Harrison Ford che torna in forma in uno dei suoi ruoli più iconici.
A mio parere, la vera sorpresa, però, è la cubana Ana de Armas, compagna virtuale di K che a tratti ricorda la Samantha di Lei: il suo personaggio, Joi, regala i momenti più emozionanti in un film che, nonostante l'ottima fattura, rimane piuttosto freddino. Difficile, quindi, dire se tra qualche anno verrà ricordato per un particolare monologo oppure per una certa scena ricca di pathos capace di rimanere impressa. La meraviglia visiva conquista comunque gli occhi.
Blade Runner 2049 resta un film solido che, anche con un pizzico di prevedibilità della trama, si distingue per la sua ammirabile capacità di non omologarsi, mantenendo i tratti distintivi del cinema di Villeneuve. Un film che non svanisce con i titoli di coda ma che sicuramente rimane nei pensieri per qualche giorno facendo parlare di cinema: quante discussioni, quanti confronti con gli amici dopo la visione! Quest'ultimo aspetto è sempre più raro e valorizza un film che, con i suoi pregi e difetti (il ramo narrativo che sembra suggerire un seguito è un po' ni...), rimane una preziosa esperienza visiva di questo 2017.
Per me un filmone, con qualche difetto, sì, ma visivamente potrebbe essere una delle cose più belle viste quest'anno.
RispondiEliminaVisivamente incantevole e molte spanne sopra non solo a tanti sequel che si vedono in giro bensì alla maggior parte degli sci-fi degli ultimi anni :)
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