SerialTeller
L'appuntamento di Stories. dedicato al piccolo schermo.
Il 2017 è l'anno degli addii. Non sono poche, infatti, le serie che hanno - o si preparano a - chiuso i battenti. Netflix, in tutto questo, è stato un vero serial killer. Le ferite per la cancellazione di Sense 8 sono ancora aperte, il saluto definitivo a The Get Down è fresco anche se non troppo sentito da molti. Un altro addio importante è quello rivolto alla famiglia Rayburn che, con le sue discussioni, i suoi problemi e segreti, hanno soggiornato sulla piattaforma di streaming a partire dal marzo 2015. Dopo tre stagioni, si è giunti alla conclusione, una resa dei conti forzata poiché il progetto originario prevedeva cinque stagioni. Dopo un inizio accattivante e ricco di tensione, nella seconda stagione la serie ha subito un crollo e, eccetto un finale in ripresa, ha regalato diversi sbadigli. Serviva uno scossone.
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Lingua originale: inglese
Genere: drammatico, thriller
Stagione: 3
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I sensi di colpa non lasciano scampo. Con il passare del tempo crescono, si alimentano delle paure e delle angosce di John, Meg e Kevin. In questa stagione conclusiva di Bloodline, porzioni di verità iniziano a riaffiorare sulle coste delle Florida Keys, mai così tenebrose, mai così caotiche. Il numero di episodi diminuisce (da tredici a dieci) ma le regole del gioco non cambiano. Il problema più grosso, già riscontrato nella stagione precedente, è il ritmo. Certo, si tratta di un dramma familiare, un genere scandito da lunghe diatribe, interminabili vicende. Bloodline, però, già dalle prime puntate, illude con accelerazioni improvvise negli sviluppi delle trame legate agli O'Bannon - uno degli aspetti più interessanti - per poi perdersi in sfiancanti excursus fini a loro stessi e particolarmente irritanti. Ogni volta che la storia sembra risollevarsi, pronta a ricreare la giusta tensione, ecco un personaggio, una situazione, una scelta narrativa che rovina il tutto.
Cosa mi ha lasciato questo show? Sicuramente tantissimo amaro in bocca per un incredibile potenziale sprecato. Il cast di grande qualità non riesce, infatti, a cambiare le sorti di un prodotto che, puntata dopo puntata, non ha saputo mettersi in discussione, rimanendo immobile, sempre uguale a se stesso, crogiolandosi forse nella sua estrema cura per gli aspetti tecnici. L'assenza di Ben Mendelsohn da buona parte degli episodi, inoltre, si è fatta sentire: il confronto-scontro con Kyle Chandler era ciò che reggeva la serie. Proprio questo ha probabilmente portato gli sceneggiatori a discutibilissime scelte sul finale... molte ancora non riesco a comprenderle. Che peccato, insomma..
Mi spiace sentire che il finale non ti ha convinta: non ho ancora iniziato a seguire questa serie, ma credo che lo farò... anche se non è esattamente il mio genere, direi che per ora mi ispira il giusto! :D
RispondiEliminaGuarda, la prima stagione è decisamente ben fatta e coinvolgente! Dalla seconda ho "registrato" un calo.. ma si tratta comunque di una mia personalissima impressione :) La recitazione è sempre di ottimo livello!
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