Con un po' di ritardo sulla tabella di marcia, nel SerialTeller di oggi vi parlo di una delle serie Netflix più attese del 2017.

Ricordo benissimo i tempi dell'esordio della prima serie Marvel targata Netflix. Anche se sembrano essere passati decenni, correva solo l'anno 2015. In soli due anni, la Casa delle Idee in collaborazione con il colosso statunitense dell'home entertainment, è riuscita a dare vita ad un invidiabile nuovo capitolo dell'universo MCU, un prodotto articolato capace di competere non semplicemente con gli altri show televisivi, ma anche con le storie sul grande schermo. Daredevil ha aperto le danze con due straordinarie stagioni: è lui il veterano del gruppo. Jessica Jones, poi, ha saputo stregare tutti con tredici coinvolgenti episodi. E' stato poi il turno di Luke Cage e qui sono sorti i primi dubbi: il progetto The Defenders - serie sul gruppo di supereroi prevista per fine 2017 - sembra scricchiolare con l'introduzione di questo poco convincente personaggio. Dopo questo mezzo passo falso, gli occhi erano tutti puntati su Iron Fist. Come è andata a finire?

Lo ammetto: il desiderio di abbandonare a metà questa serie mi ha sfiorato diverse volte durante la visione. Ad un certo punto ho pensato che la Marvel avesse toccato il fondo con un ennesimo prodotto deludente. Insomma, questo ultimo show non sembrava l'esaltante e sperato biglietto da visita dei Defenders. Danny Rand, però, con il suo equilibrio - si, forse un po' discutibile - ha saputo cambiare le sorti di questa prima stagione soprattutto nella seconda parte in cui le sue vicende si intrecciano in maniera più curiosa e sostanziosa con quelle della Mano e di altri personaggi già noti. Incredibile ma vero, dopo il difficile inizio, sono riuscita ad apprezzare anche Rosario Dawson, da sempre tra i miei bersagli preferiti. Al centro della storia un intreccio di segreti di famiglia e di sfide al lato oscuro che, come detto in precedenza, dopo un paio di puntate abbastanza convincenti, si perde un po': il ritmo, già non troppo incalzante, cala notevolmente e gli episodi centrali lasciano l'impressione di esistere solamente per "allungare il brodo".
Solo al giro di boa, la serie ha trovato la sua strada con enigmatici villain e gustose evoluzioni di alcuni personaggi. Tra tutti sicuramente spiccano il controverso Ward Meachum e Coleen Wing. L'attore principale, Finn Jones, tutto sommato, riesce a portare ad una conclusione(?) la storia ma manca del magnetismo di Krysten Ritter e Charlie Cox.
Non posso negare che complessivamente ho apprezzato questa serie, soprattutto per le sue atmosfere e il suo clima in bilico tra caos occidentale e zen orientale. Tuttavia siamo lontani anni luce dai prodotti di punta a cui ci ha abituato Netflix. La resa dei conti è rimandata al prossimo attesissimo prodotto. Sarà il classico esempio di unione che fa la forza?
Voto prima stagione: 6
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