Titolo: Tennis, tv, trigonometria, tornado
Titolo originale: A Supposedly Fun Thing I'll Never Do Again
Autore: David Foster Wallace
Anno: 1996
Voto: 4/5
Un paio di anni fa, il solo pensiero di avvicinarsi alle pagine di una raccolta di saggi avrebbe potuto provocare nella sottoscritta una feroce reazione allergica. Saggio: un termine di sei parole istantaneamente collegato all'immagine di un antico, voluminoso e polveroso tomo tra le cui pagine il lettore medio avanza a fatica. Bene, allontanate dalla vostra mente questa idea: con brio e freschezza, David Foster Wallace vi trasporterà in mondi straordinari, universi distanti migliaia di anni che si incontrano in un libro di poco meno di quattrocento pagine.
Si parte con l'infanzia dello scrittore e la sua breve avventura nel mondo del tennis, si fa un lunghissimo viaggio nel panorama della letteratura postmoderna e del rapporto con la tv, si viaggia tra i padiglioni della Fiera Statale dell'Illinois, si corre velocissimi sulle Strade Perdute di David Lynch e, infine, si chiude il cerchio brillantemente osservando, tra un set e l'altro, le gesta di un giovane tennista ai Canadian Open del 1995. Tennis, tv, trigonometria, tornado, ad uno sguardo superficiale, potrebbe essere catalogato come un insieme di saggi di diversi argomenti preparato casualmente, senza alcun particolare filo logico capace di collegare i diversi capitoli. La realtà è che il tono brillante e amichevole di Wallace porta questa raccolta ad un altro livello, esplorando e portando alla luce i tratti caratteristici della società e della cultura statunitense al tramonto del secondo millennio.

L'autore, infatti, con aria divertita e divertente senza mai scadere nella banalità, si avventura coraggiosamente tra difficili giungle di tematiche. Alcuni passaggi, ricchi di riferimenti tipicamente e profondamente radicati nella storia a stelle e strisce - soprattutto nel saggio E Unibus Pluram -, potrebbero risultare faticosi e un po' oscuri, tuttavia il raccontare di Wallace riesce a superare questo ostacolo. Dopotutto, si sa: quando si parla di DFW, è il 'come' che affascina. Le riflessioni dello scrittore sui temi più disparati sono incredibili corse su intelligenti e stimolanti montagne russe capaci di sconvolgere e travolgere completamente l'ignaro lettore. Gli ultimi istanti di questa lettura passati tra David Lynch non perde la testa e L'abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l'assurdità e la completezza dell'essere umano sono, senza dubbio i più piacevoli poiché offrono un'interessante e nuova prospettiva sul mondo del cinema e di uno sport ultra-competitivo e così faticoso come il tennis.
Non pensate di sfuggire a questo titolo solo per il vostro apparente scarso interesse verso le materie trattate: anche il lettore più scettico si riscoprirà appassionato di trigonometria, tornando e molto altro, fidatevi!

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