martedì 19 settembre 2017

SerialTeller #67 - Chi ne capisce è un mutante! [Legion st.1]

SerialTeller
L'appuntamento di Stories. dedicato al piccolo schermo

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I supereroi sul piccolo schermo, negli ultimi anni, sono diventati una costante. Basta andare su Netflix: un titolo ogni due consigliati è una serie sui personaggi Marvel. Nemmeno la tv generalista è stata risparmiata da questa pacifica invasione: non raramente intere serate vengono dedicate ai più disparati prodotti DC Comics. Sì, i supereroi sono veramente tra noi! Sono, però, tutti così... simili, già visti. Insomma, l'universo telefilmico fumettoso sembra aver preso una strada molto simile a quella degli ultimi cine-comic: strutture narrative prive di guizzi originali, rifacimenti piuttosto anonimi di personaggi conosciuti e messe in scena tutt'altro che accattivanti. In mezzo a tutto questo, però, compare una creatura incomprensibile...

Legion
Genere: drammatico, fantascienza, supereroi
Lingua originale: inglese
Stagione: 1
Un protagonista incredibile, letteralmente: genio incompreso ed incontrollato oppure semplice folle? Dopotutto David Heller (Dan Stevens) è un ragazzo che, dopo un tentato suicidio, è stato ricoverato in un istituto psichiatrico, difficile credere alle sue sensazioni, alle sue strambe teorie e visioni che assumono contorni ancora più confusi dopo il fulminante incontro con Sidney Barrett (Rachel Keller) con cui instaurerà un rapporto importante.
Legion, prima serie tv targata FX completamente estranea al sempre più incontrollabile Marvel Cinematic Universe, è, come il suo protagonista, una creatura complessa, ricca di sfaccettature e, soprattutto, di possibili interpretazioni. Il creatore dello show Noah Hawley accetta una vera sfida ed esplora i labirinti più articolati e pericolosi della mente osservando le peculiarità dei mutanti con una prospettiva completamente diversa e innovativa. Il concetto di diversità, affiancato ai superpoteri di un protagonista incompreso, viene affrontato con originalità e in modo tutt'altro che superficiale. Il risultato, però, non sarebbe stato lo stesso senza un buon mattatore in scena...

Dan Stevens si scrolla di dosso le ultime reminiscenze di Downton Abbey e si lancia in un ruolo sregolato in cui ogni minimo dettaglio, dal più insignificante al più esuberante, è fondamentale per comprendere - almeno si crede - la storia. La chiave vincente, a mio parere, è proprio l'inaffidabilità del protagonista: quanto si può credere? Sotto questo aspetto lo show ricorda a tratti un'altra sorpresa della scorsa stagione, The OA. Il sottilissimo equilibrio tra affidabilità e incredulità è un brivido per lo spettatore, una vera droga che crea dipendenza.

Una scena della serie

Tutto qui? No, c'è molto di più. Okay, uno sguardo differente sul mondo dei supereroi e un protagonista curioso... Ma le scenografie e le musiche che diventano un tutt'uno con la storia e le allucinazioni dei personaggi dove le mettiamo? Inquadrature claustrofobiche indugiano su figure assurde e situazioni che potrebbero essere frutto della fantasia di David o semplicemente dell'erba. A incarnare tutto questo, a fare da carismatico e vivo ponte tra realtà e follia, c'è Lenny, una pazzesca Aubrey Plaza costantemente in bilico tra lo spaventoso e il sarcastico. Insomma, da sola vale la visione!

Voto prima stagione: 8
Fede Stories.

5 commenti:

  1. L'ho adorata. Lui è terribilmente bello ma Audrey Plaza si mangia tutti con la sua interpretazione di Lenny e poi quei costumi e le scenografie assurdamente vintage... geniale, davvero. Non vedo l'ora che esca la seconda stagione!

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    1. La Plaza veramente... mostruosa! La serie non sarebbe stata la stessa senza di lei, senza dubbio. :)

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  2. Al momento la migliore serie che ho visto quest'anno, geniale, accattivante e spettacolare, con Stevens e Plaza autentici mattatori ;)

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    1. Concordo: un posto nella mia top ten 2017 se l'è già assicurato con largo anticipo ;D

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  3. Io, come scrivo anche nella mia recensione, sto ancora cercando qualcuno che oltre a dire "bella", me la spieghi... COmunque sì, è fatta bene, ma troppo troppo cervellotica persino per i miei gusti.

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