giovedì 5 luglio 2018

"Il mondo dei robot" di Michael Crichton | Thursday Classic |

Il mondo dei robot

Titolo: Il mondo dei robot

Titolo originale: Westworld

Un film di Michael Crichton con Richard Benjamin, James Brolin, Yul Brynner, Victoria Shaw, Norman Bartold, Alan Oppenheimer

Genere: fantascienza, western, thriller

Durata: 88 min

Anno: 1973

Voto: 3,5/5

3 e mezzo

Svago allo stato puro, libero da ogni divieto e slegato da ogni regola della società: un parco divertimenti, suddiviso in tre mondi a tema storico differente, promette tutto questo alla modica cifra di mille dollari a notte. Cosa sono, tuttavia, alcuni bigliettoni verdi in confronto alla sterminata possibilità di dare sfogo a tutti i propri istinti più nascosti in un'ambientazione mozzafiato ricca di dettagli e, soprattutto, popolata da realistici androidi da piegare alla propria volontà? Peter (Richard Benjamin) e John (James Brolin) si aspettano tutto questo dalla loro costosa esperienza ma non sanno che la loro avventura nel controverso luna park della società Delos saprà essere qualcosa di molto diverso dal previsto.

Il mondo dei robot - I protagonisti
Fonte: Cinema, Sal & Tequila
Qualche anno fa, tra le mini-locandine cartonate di una rivista cinematografica compariva in tutto il suo fascino Seventies il poster de Il mondo dei robot. Una trama intrigante che già in partenza lascia intuire le infinite possibili riflessioni sul tema. Un film del 1973 che sembrava essere scomparso o perlomeno rimasto appannato nell'ingannevole memoria collettiva. Westworld - questo il suo ben più familiare titolo originale - è stato, tuttavia, un punto di svolta per la fantascienza al cinema, talmente all'avanguardia in un'epoca di navicelle e guerre tra civiltà extraterrestri da essere riscoperto pienamente, forse, solo in tempi più recenti. Il debutto alla regia sul grande schermo di quel genio di Michael Crichton è da riscoprire non solo per comprendere il fenomeno dell'avvincente serie HBO ma per ripercorrere i passi che hanno portato alla moderna concezione di fantascienza.

Se l'omonima serie tv sembra essere intenzionata a concentrarsi su risvolti più filosofici legati a libero arbitrio e natura dei ricordi, la pellicola si sofferma su pochi e semplici concetti che contengono comunque al loro interno molteplici considerazioni la maggior parte delle quali lasciate solo astutamente trapelare a un pubblico già abbastanza spiazzato dagli avvenimenti narrati. L'apertura nella forma di un innocuo spot pubblicitario che promuove le meraviglie del parco introduce chi guarda ad una storia che riflette sul controllo della realtà e sulla sua inarrestabile e contagiosa natura imperfetta: non importa quanto sarà accurato l'algoritmo poiché, prima o poi, si scontrerà con un errore casuale che ne determinerà la sua evoluzione. Il tratto più affascinante della concezione scientifica di Crichton si manifesta anche in questa pellicola che non si limita ad affrontarlo con una storia verbosa bensì con una messa in scena che si nutre e si spiega attraverso la tradizione del cinema stesso.

Il mondo dei robot - Yul Brynner
Fonte: io9
Si arriva, quindi, a riflettere sull'importanza del ruolo di un grande Yul Brynner, nei panni di un pistolero dallo sguardo pericolosamente glaciale. Per tutta la prima parte descrittiva del film, lui, già protagonista de I magnifici sette, è il simbolo di un intero genere, il western, che fino agli anni 60 ha dominato la scena. Sotto certi aspetti, questa figura crea la giusta illusione di affidabilità, quella sensazione di perfetta finzione che il parco, nonostante la garanzia di un'esperienza immersiva, assicura sottilmente con le ambientazioni nel passato. In questo modo l'idea di robot così simili ma contemporaneamente distinguibili dagli umani è al sicuro. La diffusione del malfunzionamento, la mutazione robotica cambia le carte e impedisce al turista di Westworld di riconoscere i veri androidi. La ribellione, animata per natura da imperfette necessità umane, diventa così una profetica metafora del cinema del futuro che ama interrogarsi sull'identità artificiale. Insomma, quesiti che lasciano già intuire la forza di questo film che, nonostante i suoi 45 anni e una regia solida ma senza particolari guizzi, ha saputo fare la differenza.

Thursday Classic


Fede Stories.

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10 commenti:

  1. Mai visto questo originale, ma prima o poi forse lo vedrò ;)

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    1. Sicuramente è una visione complementare a quella della splendida serie tv di HBO :D

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  2. C'è anche uno dei migliori "momenti spaventevoli" finali, da bambino ricordo che sobbalzai dalla poltrona! Un grande classico

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    1. Uuuuh, vero anche questo! Sa anche come impressionare ;)

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  3. È uno di quei film che mi son sempre ripromesso di guardare e invece niente, un giorno ci riuscirò! La scienza per lo svago umano e la paura di perderne il controllo doveva essere una tematica cara per Chricton.
    La serie tv ho provato a guardarla ma mi sono arenato dopo qualche episodio.

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    1. Diciamo che, sia dai suoi libri che dai suoi lavori al cinema, si capisce che il buon Crichton non aveva molta fiducia della scienza nelle mani di un'umanità sconsiderata. Nel film del 73, chiaramente, è molto evidente questo aspetto. Nella serie si percepisce questa atmosfera che, però, è solo un pretesto per riflettere più sul significato di essere umano. Diciamo che la svolta pseudo-filosofica può sia appesantire il tutto che rendere ancora più affascinante la storia. Bisogna dar fiducia sul lungo termine al fratello Nolan all'HBO per gustare al meglio Westworld, fidati :D

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  4. Ormai con questi tuoi giovedì, ti sei guadagnata i miei commenti fissi, mi spiace per te :-P Ottima analisi e dici bene, è ancora un film solidissimo che ti fa riflettere mentre ti intrattiene, e magari ti fa salire anche un po’ di ansia, hai fatto bene a recuperarlo, grazie a questo film abbiamo avuto “Terminator” e “Jurassic Park”, un nonno di questi due film in pratica ;-) Cheers

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    1. Ahah, sapevo che questo titolo ti sarebbe piaciuto proprio perchè cercando immagini per il post mi sono imbattuta in tuo articolo carico di entusiasmo! Eh si, molti film (alcuni anche molto recenti) devono molto a "Il mondo dei robot". Alla fine con "Jurassic Park", Crichton su carta e Spielberg su pellicola, non hanno fatto altro che rielaborare splendidamente il concetto alla base di questo illustre predecessore :D

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  5. Mi fa proprio piacere che ti è piaciuto!

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    1. Eh si, proprio un gran classico :D

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