giovedì 29 giugno 2017

SerialTeller #59 - Boo, you've been trashA.D. [Pretty Little Liars st. 7]

Oggi è un giorno diverso, l'inizio di una nuova era per i trash-addicted del piccolo schermo. Un SerialTeller, forse un po' troppo lungo e con un pizzico di ironia misto a malinconia, è d'obbligo.

ATTENZIONE: Qui sotto troverete inevitabilmente un po' di spoiler!


Amato, odiato, mal sopportato, atteso, deludente, coinvolgente, assurdo ma senza dubbio memorabile: quanti oggettivi potrei ancora usare per descrivere Pretty Little Liars? Bisogna ricercare tra le sue puntate l'origine della mia dipendenza televisiva così com'è ora, l'inizio di questa rubrica del blog e, soprattutto, la definizione di guilty pleasure. Sì, perché questa serie non è mai stata un capolavoro di tecnica, anzi: da fan riconosco che PLL ha reso - a partire dalla quarta stagione - il suo essere trash un punto di forza. Nutrendosi delle sue incredibili ambizioni e della sua capacità di rinascere continuamente dalle ceneri, questo show con tutte le sua assurdità è riuscito a tenere stretti i suoi fan, delusi o non. Pochi titoli possono vantare questo risultato, nel bene e nel male. Ancora mi chiedo come. Dopo maiali nei bagagliai, rivelazioni discutibili e anni di trollaggi, siamo ancora qui, milioni di spettatori che con il finale hanno cercato risposta ad ogni domanda esistenziale.

Genere: thriller, teen drama, giallo
Lingua originale: inglese
Stagione: 7
Sono passati sette lunghi anni, animati da ben tre stalker, dalla messa in onda della prima puntata della serie creata da (Mela) Marlene King per ABC Family (ora Freeform). La creatrice - che con gli anni si è guadagnata il titolo di regina dei troll - sin dal principio non ha mai nascosto le sue (malsane) intenzioni: mettere in un calderone un po' di atmosfere da teen drama, aggiungere un paesino popolato da figure assurde che dovrebbero ricordare Twin Peaks, creare ansia con uno stalker più stalker di Gossip Girl e - udite, udite - aggiungere riferimenti ai thriller di Hitchcock. Sì, Marlenona in un'intervista dai risvolti fantascientifici ha sparato pure questa. Sarà per questo che, con il passare delle stagioni, la serie ha assunto caratteri sempre più soap-eggianti e sempre più tendenti all'incredibile. Nella settima stagione, però, le quattro bugiardelle + 1 più sclerate di sempre hanno saputo riassumere tutto il meglio ed il peggio dell'intera serie. E il gran finale, stupefacentemente rappresentativo, non è stato da meno.

Cosa dire di questa ultima stagione? Ci sono state le numerose puntate riempitive, quelle studiate appositamente per sviare e, infine, quelle apparentemente senza un senso che dovrebbero trovare (parzialmente) ragione d'esistere nel finale. I diversi personaggi sono stati interessanti da sviluppi più o meno intriganti. Spencer, a questo giro, è stata la più sfortunata tra rivelazioni sconvolgenti sulla sua vera identità e svolte discutibili sui suoi interessi amorosi. Mona, invece, si conferma, a mio parere, il personaggio più complesso ed interessante dell'intera serie: la prima A deve finalmente fare i conti con le sue ossessioni, paure e necessità. Le altre liars sono alle prese con preparativi di matrimoni, carriere a rischio e relazioni difficili. Il tutto ovviamente è condito dai "tranelli" del misterioso A.D. che porta l'eterno e morboso gioco ad un altro livello.


Esatto, quei quattro furbastri alla sceneggiatura si sono inventati un vero e proprio gioco da tavolo per accompagnare il pubblico alla rivelazione finale. L'intera stagione gioca con lo spettatore dando forma alle sue più grandi fissazioni e teorie legate a PLL: gemelli, "Aria-che-fa-shh-nella-sigla", Emison, madri ubriache chiuse nello scantinato e chi più ne ha più ne metta. Questi ultimi venti episodi, coronati da un finale ricco di easter eggs, sono stati un omaggio in salsa agro-dolce che segue la migliore tradizione della serie

Lo show si è concluso sotto il segno dei gemelli. C'è poco da stupirsi, questo è vero. La serie di libri di Sara Shepard da cui è tratto PLL - ben presto lasciata nel dimenticatoio - ha alimentato teorie su gemelli sin dai primi episodi. I piccoli indizi disseminati lungo le ultime puntate non sono passati inosservati: come non notare scene completamente fuori contesto? La teoria della gemella cattiva di Spencer si è così rafforzata minuto dopo minuto esplodendo definitivamente in un finale in cui in sequenza: abbiamo cercato di capire una scena d'apertura allucinata, siamo stati illusi che Melissa fosse AD, abbiamo riso istericamente per il resto della puntata per poi piangere al momento degli addii miseramente rovinata da una sequenza finale déjà-vu indubbiamente bruttina. 


Eh s', A.D. è Alex Drake, la gemella inglese psicopatica di Spencer tornata a Rosewood dopo la morte della sorellastra Cece. Qui sviluppa un'ossessione per la sua doppelganger, i suoi amici, la sua intera vita diventando la terza stalker della serie. Non è stata sicuramente la più grande rivelazioni e a distanza di quasi ventiquattrore dalla visione ancora non è stata completamente metabolizzata. Resta il fatto che, affidandosi all'interprete più convincente, la serie è riuscita a concretizzare il twist più prevedibile ma "giusto". Onore a Troian Bellisario per la scena del faccia a faccia tra gemelle!
Bisogna riconoscere che per buona parte del finale rimane l'impressione che si sia trattato di qualcosa dell'ultimo minuto nonostante Marlene e la stessa Bellisario assicurino che l'idea è nata al termine della quinta stagione. Le atmosfere un po' rosee e il bunker di A.D. mi sembravano materiale da speciale di stagione più che da finale. 

Tutto, in questo finale che divide, è però giunto alla sua naturale conclusione: gli Haleb sposati con Hannah in dolce attesa, le Emison che si preparano al grande passo, gli Ezria, sempre noiosi, in partenza per la luna di miele e gli Spoby in modalità friends with benefits che comunque lascia intuire un lieto fine per i due. Paws Up per una Mona parigina che infligge una tortura in stile Doll-House alla cara Alex: per me la vera vincitrice del gioco rimane la Vanderwaal, l'original A! Sorvolando sul finale con quattro piccole brutte copie che dovrebbero richiamare l'inizio di tutta la storia, la conclusione con i suoi evidenti difetti mi ha convinto. Non ha esagerato sul piano emotivo: la tristezza per il distacco sarebbe arrivata comunque. Non ha tradito la sua essenza appropriandosi degli effetti del suo fenomeno. Forse si può rimpiangere un addio arrivato troppo tardi e che ha mandato alla deriva ogni possibile buona intenzione ma non si può negare che questa manciata di episodi fuori limite ci ha assicurato la compagnia di quattro "vecchie" amiche che, con il loro ultimo saluto, lasciano un incredibile vuoto nella routine di ogni serial-addicted che vive di pane e trash. Chi sarà ora il nuovo fornitore?

"For some reason this feels like the end of something."

8 giugno 2010 | 27 giugno 2017

Voto settima stagione: 7




Fonti immagini:

2 commenti:

  1. La trovata del gioco in stile Jumanji versione stalker è stata davvero una "marlenata" assurda. XD

    La stagione nel complesso mi è sembrata una cacchiata, però l'episodio finale ha convinto pure me.
    Trash e cattivo al punto giusto, per fortuna non troppo smielato, e con geniale cameo hitchcockiano dell'autrice della serie. Cosa chiedere di più a un guilty pleasure come questo? ;)

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    1. Guarda, quella "marlenata" lì mi è piaciuta, chissà se produrranno qualche gioco da tavolo così ahah
      Sì, è stata la conclusione giusta, non capisco ancora chi si lamenta: insomma, stiam pur sempre parlando di Pretty Little Liars!

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