sabato 8 aprile 2017

Tra schermo e realtà #7 - La tragedia dell'Everest

Credevate che Tra schermo e realtà fosse sparito? Dopo un mese di assenza, torna la rubrica che si avventura tra le storie vere che si nascondono dietro piccoli e grandi film.

La tragedia dell'Everest
Un disastro fuori e sullo schermo
Qual è la più alta montagna del mondo? Con ben 8848 metri, l'Everest si guadagna questo titolo. Nozione semplice, di base, che viene insegnata sin dalla prima elementare, quando la geografia ha più i contorni di un colorato mappamondo che si inizia ad esplorare attraverso i record morfologici. Il rilievo al confine tra Cina e Nepal si alimenta così, sin dalla tenera età, di mito e di fascino. Nessun posto più alto di quella vetta. Nessun posto più maestoso. Nessun posto più pericoloso. Scalare l'Everest non è poetico quanto inizialmente si potrebbe credere: significa, infatti, confrontarsi con la viscerale forza della Natura, pura e ribelle.

Titolo: Everest
Genere: avventura, drammatico, thriller
Anno: 2015
Quando si iniziò a parlare del film Everest curato dal regista e sceneggiatore islandese Baltasar Kormakur, in me nacque subito un'incredibile curiosità. Questa condizione era probabilmente dovuta ancora a quel magnetico fascino che mi attirava sin da bambina quando passavo molti pomeriggi a sfogliare atlanti e libri ricchi di splendide fotografie di questa montagna e non solo. Ciò che più mi incuriosiva era, però, scoprire l'atteggiamento di questa pellicola nei confronti di uno dei più terribili disastri nella storia dell'alpinismo, una tragedia dai risvolti decisamente controversi. In due ore, infatti, viene raccontato il disastro della scalata guidata dall'esperto Rob Hall, proprietario e fondatore dell'Adventure Consultant, società organizzatrice di spedizioni commerciali. Imprevisti, disattenzioni e imperizia di alcuni componenti del gruppo diedero vita ad un mix letale e drammatico.
Dopo l'anteprima a Venezia nel 2015, le impressioni generali erano tutt'altro che positive e non nego che mi influenzarono parecchio.

Purtroppo questa visione si è rivelata nettamente diversa da quello che mi aspettavo. Insomma, guardiamo un attimo i nomi presenti nel cast: Jason Clark, Josh Brolin, Emily Watson e via di questo calibro. Da questo team si attendevano grandi performance, interpretazioni capaci di lasciare un segno importante raccontando una vicenda complessa come questa.
La più grande delusione arriva proprio da Jason Clarke che veste i panni di Rob Hall, guida del gruppo protagonista. E' un esperto scalatore e ha alle spalle già diverse escursioni sull'Everest e sulle più importanti cime delle Seven Summit. Il ruolo richiedeva una figura rassicurante ma contemporaneamente determinata e carismatica. Ahimè, continuo a preferire l'attore australiano in parti da non protagonista: onestamente non l'ho trovato molto convincente, troppo congelato - perdonatemi il terribile gioco di parole - nel ruolo, tutt'altro che a suo agio. L'impressione che il suo personaggio non sia stato costruito in maniera esauriente, che peccato!

A queste mancanze poteva sopperire il resto del cast, considerati i grandi nomi disponibili. Keira Knightley interpreta la moglie di Hall in dolce attesa: appare per poco più di due minuti contati e ciò non contribuisce ad approfondire il suo personaggio e quello del coniuge. Sprecata, insomma.
Buona parte delle figure secondarie, infatti, avrebbero potuto rielaborare e raccontare in maniera originale i rapporti esistenti tra i vari personaggi. Da riconoscere, tuttavia, il merito di essere riusciti a fare emergere le più serie difficoltà e le incredibili ingenuità che hanno segnato la tragica spedizione. Impreparazione da parte dei componenti del gruppo ma anche superficialità di alcuni membri più esperti. In quel maggio del 1996, in cui persero la vita otto persone, sull'Everest c'era anche Scott Fisher, guida della compagnia Mountain Madness. Un Jake Gyllenhaal incredibilmente sottotono fa emergere una personalità eccentrica, costantemente sopra le righe: insomma, poco affidabile nonostante la sua grande esperienza. Questa figura complessa, forse quella più duramente colpita dalle difficoltà della tragedia, poteva sicuramente essere affrontata meglio.

Cosa resta di questo film? A quanto pare, il grande merito di questa pellicola risiede nella sua fedeltà ai fatti realmente accaduti e nella sua attenta e affascinante messa in scena a livello visuale. Tuttavia, le interpretazioni degli attori sono nel complesso deludenti e poco incisive. Inoltre, a mio parere, il film non riesce a prendere una posizione netta che metta in evidenza la pericolosità di ogni tipo di intervento umano esageratamente invasivo che comprometta il sensibile equilibrio della natura e dell'ambiente, un sistema complesso sempre indecifrabile. Questo aspetto, fondamentale per comprendere questo avvenimento, purtroppo non viene sviluppato e rimane in secondo piano. La visione viene inevitabilmente penalizzata.

Voto: 2/5




2 commenti:

  1. Visto al cinema quando uscì in sala, ne avevo parlato da me. Gli avevo dato un più che suff abbondante anche se mi aveva lasciata abbastanza fredda (scusa il gioco di parole). In realtà a me il cast non era dispiaciuto, anzi dava al film che aveva un impostazione piuttosto classica, un tocco in più.

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    1. Impressioni contrastanti, insomma! Più in là lo riguarderò: chissà se cambierò idea!

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