martedì 18 aprile 2017

SerialTeller #56 - Due lati della stessa cassetta [Tredici st.1]

Eh si, il SerialTeller che non poteva mancare!


Titolo: Tredici
Genere: teen drama, thriller
Lingua originale: inglese
Stagione: 1
Ciao, sono Fede, Fede di Stories e questa è la storia della serie che non ti aspetti. Dopo un anno esatto di abbonamento Netflix dovrei ormai essermi abituata e invece no. Si parte con quel trailer messo in evidenza. Il titolo non sembra suggerire niente a te che non hai mai sentito parlare del bestseller di Jay Asher ma quei pochi secondi di anteprima condensano una serie di elementi che sanno catturarti. Ti ritrovi, così, ancora una volta davanti a Netflix ad aspettare la messa in rete dei tredici episodi di Tredici e in poco tempo vieni travolto da emozioni contrastanti, sensazioni che colpiscono e stordiscono sotto diversi aspetti.
Se ne è parlato sui social, sui blog, sui giornali, ad ogni pausa caffè e qualcuno ha addirittura pensato di proporre la visione di questo prodotto nelle scuole, perché è successo tutto questo? Perché la storia della giovane e fragile Hannah Baker e delle sue disavventure liceali tratta una delle tematiche più complesse legate all'età dell'adolescenza, il bullismo. Le puntate ruotano tutte intorno al suicidio della protagonista, un evento drammatico che non può lasciare indifferente e che segna particolarmente un gruppo di coetanei. Proprio a questi sono dedicate le tredici registrazioni su audiocassette in cui Hannah spiega i motivi del suo gesto.


Lato A: I punti di forza

Il meccanismo della cassette, a metà tra la mossa hipster e quella ruffiana, è senza dubbio accattivante ed è perfetta per creare dipendenza. Gli stessi personaggi coinvolti in queste registrazioni muoiono dalla voglia di ascoltare la propria cassetta, con un po' di curiosità e un po' di paura: qualcuno per caso vede una metafora dell'ossessivo binge-watching del telespettatore?
Tredici, inoltre, ha il pregio di raccogliere elementi collaudati di altre serie/film a tinte thriller e di unirli poi con atmosfere da teen drama. Questa 'costruzione' aiuta a contestualizzare la narrazione nel conflittuale mondo dell'adolescenza ricco di emozioni e di gesti e ricordi che nella mente di un giovane possono trasformarsi e diventare qualcosa di ben più grande e difficile. Proprio qui ho individuato il punto più importante della serie: colpisce dritta il bersaglio, mostra tutto in maniera nuda e cruda e per farlo si avvale di ogni mezzo. Il messaggio arriva forte e chiaro e riesce a far pensare, a far riflettere su tutte quelle parole dette con disattenzione oppure con sgarbo a quel conoscente o amico, a far comprendere quanto materialmente siano potenti nella loro semplicità le parole. Ad aiutare il tutto, last but not least, un cast di attori semi-sconosciuti, o meglio, di interpreti che, pur avendo gironzolato nel panorama televisivo, non sono terribilmente noti. Ognuno di loro ha indossato perfettamente i panni di tutte le possibili tipologie di adolescente americano.



Lato B: Quello che non convince

Eh sì, è il momento di girare la cassetta. Questo lato non è luccicante come il primo. Certo, ha sempre gli stessi brani di una soundtrack furbetta ma evidenzia tutto quello che in molti, forse troppo accecati dal messaggio, non hanno visto o non hanno voluto vedere. All'ultimo episodio è difficile non provare una stretta allo stomaco: qui c'è, ovviamente, la chiave di tutta la serie, qui risiede il motivo per cui potrete amarla alla follia oppure rivalutarla con sospetto. No, difficilmente la odierete e ora cercherò di spiegarvi meglio il motivo. Premetto che ancora ora, ad una settimana di distanza dalla visione, ho in testa mille pensieri confusi - leggere tra le righe: scusatemi per i possibili deliri sconnessi presenti in questo post.

Il problema è che il finale, quella conclusione tanto discussa, mi ha tenuto in sospeso per qualche giorno. Solitamente, anche nei casi più critici, metabolizzo nell'arco di ventiquattro un film/serie, decifrando sensazioni e impressioni per poi capire se - brutalmente - il prodotto mi è piaciuto oppure no. A caldo, però, sono stata sospettosa. Non delusa, non meravigliata: sospettosa. Non metto in discussione il messaggio che è senza dubbio importantissimo. Rimango scettica davanti ai mezzi, spesso artificiosi e favoriti da passaggi e situazioni un po' forzate.


L'impressione è che la serie, all'apparenza tanto innovativa non si mette in gioco completamente, non fa l'"azzardo". Certo, con quel suicidio mostrato senza veli "romantici" osa ma nelle dodici puntate precedenti si assicura delle basi solide un po' para-didietro - insomma, si può dire su Blogger? -, delle vere e proprie assicurazioni un po' sulle inattaccabili tematiche e in parte sulla rappresentazione di ogni tipo di minoranza. In poche parole, forse c'è troppa carne sul fuoco: si conoscono le pedine, se ne abbozzano le dinamiche che le conducono dall'inizio alla fine ma si curano poco gli effetti collaterali delle mosse che stanno nel mezzo. Certo, Hannah porta alla luce una complessa problematica ma insieme ad essa emergono rabbia e un forte senso di vendetta. Probabilmente questa è solo una mia libera interpretazione, forse no.

Questo lato B, durante la "registrazione", si è arricchito di qualche traccia e questo potrebbe lasciare pensare che, nel complesso, abbia avuto la meglio. No, la serie mi è piaciuta, nel mio caso è riuscita nel suo intento di catturarmi senza perdermi nemmeno nei passaggi più lenti e nei cali di ritmo - ci sono, impossibile negarlo. Lo apprezzata considerandola però qualcosa di nettamente diverso dal "prodotto educativo da scuola" in cui si è trasformata con il martellante passaparola che ha voluto vederci intenti a mio parere estranei da quelli originali.

Voto stagione: 7

P.S.: Ammiro voi, coraggiosi ed eroici, che siete arrivati a leggere fin qui senza insultarmi. Sappiate che vi adoro!

6 commenti:

  1. Ah, finalmente leggo i primi pareri più tiepidi. Ne ho parlato qualche giorno fa. Mi aspettavo molto, sarà che tutti ne parlavano, e con toni entusiastici. L'ho trovata lodevole nell'intento, ma davvero troppo paracula - e sì, mi perdonerà Blogger, ma lo dico a voce alta. Un contenitore di temi caldi, pensato più per i genitori che per gli adolescenti veri. Troppi temi. Troppi drammi. Troppe minoranze rappresentate in nome del politicamente corretto (cinese omosessuale figlia di due papà gay). Insomma, è un nì. Non mi piacciono le furbate, anche se ben fatte.

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    1. Non ho letto il libro - lo recupererò a breve - quindi non posso esprimermi sulla fedeltà nel rappresentare i vari personaggi: resta il fatto che, come hai giustamente detto, molti convincono poco con il loro background un po' forzato..

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  2. Già abbiamo appurato che su questa serie siamo rimaste allo stesso modo. Anch'io sospettosa in chiusura, soprattutto per l'esaltazione che sapevo ne stavano facendo tutti sui social e sul web. Perchè come dici tu il messaggio/una morale c'è, ma il mezzo che ti ci porta è il solito teen-drama con le sue strategie tipo "specchietti per le allodole".
    Per cui io la ho gradita perchè fila, ti coinvolge e perchè arriva nell'assurdo... ma non penso certo che sia "da portare nelle scuole" XD

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    1. No, la "visione scolastica" sembra sempre più una trovata astutamente commerciale, forse ;)

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  3. Serie che suscita emozioni contrastanti, è vero.

    Dopo i primi 2 episodi non mi aveva convinto particolarmente.
    Ora che sono arrivato al settimo la adoro.
    Vediamo come prosegue...

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    1. Sono curiosa di leggere cosa ne penserai una volta arrivato alla conclusione :D

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