sabato 11 febbraio 2017

Tra schermo e realtà #5 - Lion e la strada verso le emozioni

Se al cinema le storie vere sono di gran moda, quelle vere e 'lacrimose' lo sono ancora di più. Anche quest'anno non è mancato, infatti, il titolo pieno di emozioni, sentimenti e sì, anche qualche pianto.

Lion e la strada verso le emozioni
Storie di immagini satellitari e tante, tante lacrime

Spesso i cosiddetti film strappalacrime non godono di una buona fama. Appena inizia a spargersi la voce sulla loro natura, tutti fanno a gara per ignorarli o addirittura sminuirli. Etichettate come pellicole che sfruttano facili sentimentalismi fini a se stesso, si perdono nella marea di nuove uscite. Ai tempi dell'uscita nelle sale non ho per niente considerato Lion - La strada verso casa: avevo fin troppi pregiudizi nei confronti del genere. I continui riconoscimenti al film ed una madre appassionata di storie vere e buone emozioni, però, mi hanno portato al recupero non senza qualche sorpresa.

Titolo: Lion - La strada verso casa
Genere: drammatico
Anno: 2016
Ad inizio visione ero più che convinta che avrei trovato conferma a tutte le mie ottuse convinzioni. Pensavo di trovarmi davanti all'ennesima storiella di bambini abbandonati a se stessi in una caotica e colorata città indiana. Forse in questa visione The Millionaire mi ha inizialmente un po' influenzato. Dopo aver visto la locandina con il faccione di Dev Patel il richiamo non è poi così nascosto. Con tutto questo background, potete immaginare come è crollato il mio già fragilissimo castello di certezze davanti ai primi minuti del film, alle prime sequenze immortalate dalla morbida fotografia di Greig Fraser, giustamente candidato all'Oscar nella sua categoria. Bastano, infatti, pochi attimi per essere catturati da questa storia che nella sua banalità ha dello straordinario. La sua chiave del successo risiede proprio nella prima parte: genuina, diretta, semplice ma molto appassionante. Il film di Garth Davis è consapevole di questo, sa di riuscire a colpire con poche immagini il grande pubblico ma, a differenza di altri prodotti, non esaspera il lato emozionale evitando così di perdersi in labirintiche strade senza ritorno.
Se la prima parte, quella in cui viene presentato il piccolo Saroo - interpretato da un giovanissimo e bravissimo Sunny Pawar - ed il suo tragico viaggio che lo ha separato dalla sua famiglia, è convincente e costruita solidamente, la seconda, nonostante qualche difettuccio di ritmo qua e là, incuriosisce. Inutile negare che, quando un Saroo ormai ventenne, un ritrovato Dev Patel, inizia a navigare su Google Earth - malefico strumento spesso da tutti sottovalutato ma non così ignorato per i miei progetti in università - alla ricerca del luogo natio in India, la vicenda diventa ancora più interessante. Fino a quel momento il film si delineava ben strutturato come un classico film drammatico. Con l'introduzione dell'ingrediente del ritorno alle origini attraverso mezzi insoliti, il cerchio narrativo si chiude combaciando perfettamente e collocando ogni dettaglio al posto giusto. Devo ammettere che, malignamente, a tratti ho pensato che alcuni passaggi come questo appena citato siano stati frutto della buona sceneggiatura. Ebbene no. Il vero Saroo, ora trentaseienne, a cinque anni realmente si addormentò a bordo di un treno merci risvegliandosi a centinaia di chilometri da casa. Adottato dai coniugi Brierley, il ragazzo è cresciuto in Australia dove, studiando business, conobbe la coetanea Lisa - Lucy (Rooney Mara) nel film - che lo stimolò nella ricerca sulle sue origini e sulla sua famiglia indiana. Saroo usò proprio Google Earth, studiando le trasformazioni delle linee ferroviarie nel corso degli anni servendosi anche della collaborazione con alcuni gruppi Facebook del luogo, restringendo sempre più il campo di ricerca.

Il protagonista, nell'età adulta, ha il volto di Dev Patel, attore britannico di origini indiane che porta sul grande schermo l'evoluzione e il difficile percorso emozionale di Saroo, desideroso di conoscere la sua famiglia naturale ma anche profondamente legato con i genitori adottivi. Non si possono non spendere ottime parole nel parlare di Nicole Kidman, qui nei panni di Sue Brierley, madre adottiva del protagonista. Con questo film l'ho rivalutata non poco. E' lei il ponte ed il necessario collegamento tra le due parti del film. E' lei il punto di riferimento di Saroo durante la crescita, la figura che rappresenta tutto ciò che il giovane ha costruito e trovato nella sua nuova vita in Australia. La Kidman riesce a dare sfogo a tutti i comprensibili conflitti che animano il suo personaggio quando inizia a confrontarsi con la ricerca di Saroo. La seconda parte del film, che culmina in un'esplosione di emozioni, si regge proprio sulla sua interpretazione e su quella di Patel.

Con una convincente sceneggiatura e un avvolgente colonna sonora che si avvale della partecipazione di Sia, dopo la visione sono condivisibili le motivazioni che hanno portato questo film alla conquista di ben sei candidature agli Oscar. Difficilmente riuscirà a portare a casa qualche statuetta ma senza problemi conquisterà - e ha già conquistato - buon parte del grande pubblico.

Voto: 4/5



2 commenti:

  1. Assolutamente d'accordo! vero che probabilmente verrà snobbato, ma la candidatura di Nicole Kidman è davvero meritatissima. :)

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    1. Eppure tutti questi premi pre-Oscar a Dev Patel mi fanno rimettere in discussione tutte le mie convinzioni su questo film :)

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