sabato 14 gennaio 2017

Tra schermo e realtà #3 - I piccoli grandi passi dei Freedom Writers

Su Stories. secondo sabato del mese è sinonimo di Tra schermo e realtà. Si è ormai giunti alla terza puntata di questa rubrica. Sono molto felice che la stiate apprezzando: i primi due appuntamenti sembrano esservi piaciuti parecchio! Grazie per la vostra curiosità ed il vostro supporto!

I piccoli grandi passi dei Freedom Writers
Un diario per confrontarsi e scoprire se stessi

In più di cento anni di storia il cinema ha raccontato storie realmente accadute, ha narrato le gesta di personaggi straordinari, ha riportato in vita eventi fondamentali. Per questo motivo il grande schermo, quando si mescola con la realtà dei fatti, viene spesso associato a grandi storie vere, note ai più ma ammirate costantemente. Tuttavia, il fascino del cinema risiede proprio nel suo essere uno strumento senza eguali capace di trovare piccoli avvenimenti nascosti, riportandoli alla luce con nuove accattivanti prospettive.

Titolo: Freedom Writers
Genere: drammatico
Anno: 2007
Netflix, ancora una volta, ha saputo soddisfare la mia curiosità. Sfogliando il catalogo dei film disponibili, infatti, mi sono imbattuta in un titolo che ha attirato subito la mia intenzione. Per svariati motivi, solo dopo qualche tempo ho avuto il piacere di gustarmi Freedom Writers. E' stata una visione a scatola chiusa: mi sono limitata a leggere le poche righe di descrizione su Netflix senza approfondire ulteriormente sul web. Non sapevo nemmeno che si trattasse di una storia vera. Difficilmente affronto un film in questo modo, priva del fedele IMDb o delle info essenziali su cast e regia. Senza tutto questo, probabilmente, sono riuscita ad apprezzare ancor di più una storia sorprendente che suggerisce nuove vie e parecchie riflessioni interessanti. Il regista e sceneggiatore Richard LaGravenese, candidato agli Oscar 1992 per lo script de La leggenda del re pescatore, si mette alla prova con un film che si confronta con temi difficili ed estremamente attuali anche se i fatti narrati risalgono al 1994. Come riuscire a stimolare la curiosità e l'attenzione del pubblico? La storia originale ha, già di per sé, parecchio potenziale. La sua trasposizione cinematografica, tuttavia, deve scegliere con astuzia gli aspetti su cui concentrarsi per evitare il rischio di inciampare nei tipici ostacoli del genere.

Metà anni Novanta, Woodrow Wilson High School di Long Beach, California. Gli Stati Uniti sono ancora fortemente scossi dagli avvenimenti del 1992, anno in cui tra aprile e maggio a Los Angeles scoppiò una violenta sommossa a sfondo razziale a Los Angeles. In un settimana di rivolte e scontri si contarono 54 vittime e più di 2000 feriti.
Questo evento ebbe importanti ripercussioni sulla comunità afroamericana e non solo. I mass-media ricoprirono un ruolo fondamentale nella vicenda documentando dettagliatamente ogni fatto e coinvolgendo in prima persona l'intera società statunitense. La sopracitata scuola californiana non costituì un'eccezione. I giovani studenti, per la maggior parte ragazzi di diversi gruppi etnici, sono continuo conflitto fra loro ed ogni pretesto può rappresentare una fatale scintilla. Questa è l'atmosfera tesa che accoglie Erin Gruwell, entusiasta professoressa alle prime armi a cui viene assegnata una classe che, fin dal principio, mostra numerose problematiche. La determinazione della docente e la sua fiducia nel programma di integrazione razziale nelle scuole riusciranno a lasciare il segno aprendo un insperato dialogo con i ragazzi grazie alla scrittura di diari personali in cui ognuno riuscirà a riflettere sulla propria identità.
Difficile pensare a qualcuno che non sia Hilary Swank nei panni della protagonista. La due volte premio Oscar interpreta brillantemente una donna giovane e sottovalutata da tutti i colleghi a causa della sua inesperienza. Neppure il marito, che ha il volto di Patrick Dempsey sembra supportarla nelle sue decisioni. Con piccole scelte - da evidenziare la brillante scelta di indossare la collana di perle in classe mostrando il netto contrasto con la mentalità diffusa - la protagonista riesce a stringere un legame con i ragazzi della sua classe, superando le difficoltà iniziali e andando contro ad ogni pregiudizio alimentato dai colleghi insegnanti. Con gesti significativi ed un'interpretazione misurata ma efficace, la Swank riesce a rappresentare tutti i contrasti di una figura che dietro ad un'apparente fragilità ed insicurezza nasconde un grande cuore ed un'inesauribile fiducia nel prossimo che si traducono in fatti concreti.

L'aspetto più apprezzabile e allo stesso tempo interessante è il contesto in cui si inseriscono i ragazzi. Ognuno di loro ha una storia differente alle spalle ma tutti hanno un punto di contatto: nessuno sembra credere nelle loro potenzialità, nessuno è interessato ad ascoltarli e a spronarli a realizzare i propri sogni. La Gruwell insegnerà loro il significato di Olocausto presentando testimonianze dirette con cui confrontarsi, insegnerà loro ad esprimersi con silenziosi tratti di penna in un diario simile a quello di Anna Frank. Proprio l'incontro con Miep Gies, la cui famiglia nascose quella di Anna durante le persecuzioni, segnerà profondamente i ragazzi spingendoli a formare il gruppo dei Freedom Writers.
In un insieme eterogeneo di giovani attori poco conosciuti, spicca l'interpretazione di April Lee Hernandez nei panni di Eva, controparte cinematografica di Maria Reyes, ragazza latinoamericana la cui infanzia è stata fortemente segnata dalla perdita di un familiare. Questo lutto ha spinto la ragazza in una spirale incontrollabile di violenze e scontri tra gang nei quartiere, portandola a costruire un'invalicabile barriera che impedisce ogni possibile interazione con i compagni di classe e con la professoressa. Lo sviluppo del rapporto tra la Gruwell ed Eva è costruito in maniera particolarmente accurata: i due personaggi si studiano a distanza, rispettano i reciproci spazi e solo gradualmente riescono ad avvicinarsi.

Maria Reyes e gli altri ragazzi presentati nel film sono solo alcuni dei 150 Freedom Writers che, dopo la scuola, sono riusciti a frequentare con ottimi risultati il college per poi intraprendere promettenti carriere in differenti ambiti lavorativi. Le loro storie raccolte nel libro The Freedom Writers Diary - riferimento primario della pellicola - sono tuttora preziose fonti di ispirazione per migliaia di ragazzi.
Freedom Writers non brilla per eccezionali scelte registiche ma senza dubbio colpisce con la semplicità e genuinità con cui rielabora ed espone i fatti reali. Con un buon ritmo ed una credibile colonna sonora curata da Common e will.iam questo racconto di poco più di due ore saprà coinvolgervi.

Voto: 3,5/5

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